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II piccolo felino è in grado di convivere con altri animali. Ma ogni possibile relazione va valutata caso per caso.
Il gatto ha bisogno dei suoi spazi e richiede tempi più lunghi rispetto ad altre specie per dare confidenza. In particolare, per riuscire a farlo convivere con altri animali, è necessario tener conto delle sue caratteristiche comportamentali che derivano dalla coesistenza in lui della condizione di predatore e preda. È importante sottolineare che convivenza non vuoi dire necessariamente amicizia. Molti gatti infatti convivono con loro simili, o altri animali, senza creare alcun legame affettivo. Noi quindi possiamo soltanto creare i presupposti per una buona convivenza, ma se poi nascerà un vero legame affettivo, questo dipenderà solo dal gatto e dal suo "convivente".
I cuccioli sono aperti al mondo esterno
Solitamente la convivenza è più semplice se entrambi gli animali di diversa specie sono cuccioli. Ogni piccolo è per natura curioso ' e portato ad esplorare con fiducia il mondo. Starà a noi tutelare il benessere di entrambi, fermando gli eccessi e favorendo le interazioni rilassate.
Il gattino presenta questa buona di- j sposizione verso l'esterno per un pe- j riodo piuttosto breve: verso i quattro I mesi inizia, in genere, a essere più diffidente. Avremo dunque solo dai due ai quattro mesi per sfruttare al meglio la sua socialità. Il gatto inoltre è un animale che presenta un duplice attaccamento: al gruppo famigliare che lo ha adottato e all'ambiente in cui vive.
Questo vuoi dire che, anche se non tutti ' gatti difendono attivamente il proprio territorio, ogni cambiamento ambientale è vissuto sempre intensamente.
Se abbiamo un gatto e desideriamo adottare un nuovo animale, dobbiamo quindi considerare questa propensione alla difesa del territorio. In questo caso evitare un incontro diretto e magari iniziare presentando al gatto l'odore del nuovo arrivato può essere un utile mezzo per comprendere come il gatto S| comporterà con esso.
Gli anziani gli "introversi" e i rischi per le taglie piccole
L'età è dunque un elemento determinante: un gatto anziano avrà più difficoltà di un giovane adulto ad adattarsi al cambiamento, avrà bisogno di tempi più lunghi e potrebbe trovarsi in serie difficoltà sia emotivamente che fisicamente. Più ancora dell'età conta la capacità di adattamento del singolo individuo: se un gatto si agita quando modifichiamo la disposizione di un mobile, o se puliamo le marcature desposte in casa, l'ingresso di una persona estranea lo fa fuggire sotto il letto, se teme ogni novità, anche la più piccola, di certo gli sarà diffìcile accettare l'ingresso di un nuovo componente nel gruppo famigliare. Un altro elemento da considerare è la proporzione fra le dimensioni delle specie destinate a convivere. Una notevole differenza di taglia aumenta infatti i rischi per la specie più piccola: inserire un topolino nella casa in cui vive un gatto è un rischio per il topo, mentre inserire un cane di grossa taglia dove è presente un piccolo felino è un rischio per quest'ultimo. In questi casi, il più grande può ferire gravemente il piccolo anche solo per gioco. La convivenza è possibile, ma è importante sorvegliare attentamente le interazioni fra i due animali e controllare ancora di più le situazioni di eccitazione.
Spesso predatore... a volte preda
Per le sue peculiari caratteristiche di predatore-preda, il gatto manifesta esigenze diverse a seconda delle specie con cui si trova a convivere. Nel caso si tratti di prede, dovremo contenere il suo istinto di caccia, nel caso siano predatori dovremo fornirgli vie di fuga, luoghi per nascondersi, risorse facilmente raggiungibili, ecc. Alcuni comportamenti presentati da una preda innescano immediatamente una risposta di caccia da parte di un predatore. Di solito si tratta di comportamenti di fuga, o del volo per gli uccelli. Anche alcuni suoni possono innescare il comportamento di caccia (es. squittii e cinguettii o suoni simili). Poiché però il gatto è anche una preda, alcuni piccoli felini rispondono a questo tipo di suoni fuggendo, soprattutto se molto forti o prolungati, in quanto vengono attivati i meccanismi di difesa tipici della preda.
Ex "nemici" conviventi? Difficile, non impossibile
Quando si considera una convivenza fra specie diverse, non bisogna mai trascurare le esperienze e le vocazioni degli animali che si vuole far convivere. Un gatto che ama cacciare, molto diffìcilmente riuscirà a convivere con le specie che caccia. Solitamente i gatti si specializzano in un tipo di preda: uccelli, piccoli mammiferi, piccoli rettili. Un gatto cacciatore di topi molto probabilmente non avrà bisogno di aspettare che un topino scappi per considerarlo una preda: la sua esperienza infatti gli dice che quella particolare forma di vita si caccia e si mangia. Allo stesso modo, cane da t eia (es. Beagle) avrà una tendenza r iggiore a inseguire specie più piccole e, dunque, la convivenza con un gatto potrebbe rivelarsi più difficile rispetto a quanto potrebbe esserlo con un car-lir o, selezionato per la compagnia e non per la caccia. Detto questo, è comunque possibile far convivere due specie che si considerano rispettivamente preda e predatore. Si tratta di far accettare al predatore che quella particolare preda fa parte della famiglia e, quindi, non va toccata. È però un lavoro lungo, diffìcile e non scevro da rischi, possibile soltanto quando è il gatto a essere la preda.
Ogni ipotesi di relazione va valutata singolarmente
In sostanza possiamo dire che ogni relazione, ogni amicizia fra specie diverse, fa storia a sé. nfatti è possibile trovare un gatto che convive con molte specie animali diverse, anche le più improbabili. Per questo motivo ogni caso andrebbe valutato singolarmente, considerando il carattere, la storia, le esperienze e l'educazione di ognuno degli animali coinvolti, per decidere se si tratta di una convivenza realmente possibile, rispettando le esigente etologiche e il benessere fisico e mentale di ognuno.
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